A cosa servono gli hiragana
Il giapponese si scrive con tre sistemi insieme. I kanji, presi dal cinese, portano il significato: 食 in 食べる (taberu, mangiare). Gli hiragana si occupano del resto: le desinenze di verbi e aggettivi (il べる di 食べる), le particelle che indicano la funzione di ogni parola (は, を, に, で) e le parole senza kanji d'uso comune, come ありがとう (arigatō). Servono anche come furigana, i caratteri piccoli che indicano la lettura dei kanji nei libri per bambini, nei manga e nei manuali. I katakana, l'altro sillabario, rappresentano gli stessi suoni ma si usano soprattutto per i prestiti come コーヒー (kōhī); la loro tabella funziona esattamente come questa.
Ogni hiragana è una sillaba, non una lettera. La tabella gojūon («cinquanta suoni») si legge incrociando riga e colonna: la colonna dà la vocale (a, i, u, e, o), la riga la consonante, quindi か è k + a. Le caselle vuote sono sillabe che nel giapponese moderno non esistono più (yi, ye, wi, wu, we). を si trascrive wo per distinguerlo da お, ma si pronuncia o. ん è l'unica consonante isolata e davanti a b, p e m suona m (さんぽ, sanpo, passeggiata).
Leggere il romaji per chi parla italiano
Le vocali giapponesi sono quasi identiche a quelle italiane, ma la trascrizione Hepburn segue l'inglese per molte consonanti, e qui un lettore italiano sbaglia facilmente:
- chi (ち) si legge come «ci» di «cielo», non come il «chi» italiano. Il suono «chi» italiano è ki (き).
- shi (し) si legge «sci», sha (しゃ) «scia».
- ji (じ) si legge come «gi» di «giro». Al contrario gi (ぎ) è sempre duro, come «ghi»; ge (げ) come «ghe».
- ke (け) si legge «che», ka/ko/ku come in italiano.
- ts (つ) è la z sorda di «pizza», mentre z è la s sonora di «rosa».
- h è un'aspirazione leggera che in italiano non esiste: は (ha) non è muta. fu (ふ) si soffia tra le labbra.
- y si pronuncia come la i di «ieri»: や (ya) = «ia».
- r è una sola battuta di lingua, più leggera della r italiana.
La っ piccola, le vocali lunghe e i suoni combinati
I due trattini ゛ (dakuten) rendono sonora la consonante: か ka → が ga, さ sa → ざ za. Il cerchietto ゜ (handakuten) trasforma la riga h in p: は ha → ぱ pa. ぢ e づ suonano come じ e ず e compaiono solo in poche parole (はなぢ, hanaji, sangue dal naso; つづく, tsuzuku, continuare).
Una ゃ, ゅ o ょ piccola dopo una sillaba in i forma un'unica sillaba: き + ゃ = きゃ (kya), し + ょ = しょ (sho). Scritto in grande, きや sono due tempi, ki-ya. La っ piccola raddoppia la consonante seguente (きって, kitte, francobollo).
Le vocali lunghe durano due tempi e cambiano il significato: おばさん (obasan, zia) non è おばあさん (obāsan, nonna). Una ē lunga si scrive di solito con い (せんせい, sensei) e una ō lunga con う (がっこう, gakkō).
Come imparare e scrivere gli hiragana
Parti dalle cinque vocali, poi le righe k, s, t, n, h, m, y, r, w e ん, ripassando ogni giorno quelle precedenti. Associa a ogni forma un'immagine mnemonica personale, scrivila a mano qualche volta e passa presto alla lettura di parole vere. Dakuten e combinazioni non richiedono nuova memoria. Attenzione alle coppie simili: さ/ち, ぬ/め, ね/れ/わ, る/ろ.
Per scrivere, la modalità traslitterazione della tastiera giapponese converte il romaji in hiragana: konnichiha diventa こんにちは e gakkou diventa がっこう. Digita nn per ん, wo per を, ha per la particella は e raddoppia la consonante per ottenere っ.